Si dice “buttare il cuore oltre l’ostacolo”.
Mi viene in mente questa frase mentre osservo Paola gareggiare al lancio del peso.
Paola è un’atleta diversamente abile della Polisportiva Milanese, ospite presso la comunità alloggio della Cooperativa A.la.t.Ha., che sabato scorso insieme ad altri atleti ha gareggiato in occasione della festa dello sport al campo comunale di Assago.
Oggi, davanti a quelli che per me sono problemi, ripenso alla forza di quegli atleti, al loro impegno, al loro sorriso mentre gli operatori sportivi li aiutano a posizionarsi: un insegnamento anche per chi ritiene che il chiedere aiuto ci diminuisca in qualche modo agli occhi della società, mentre probabilmente ci permetterebbe di provare esperienze che da soli non potremmo mai vivere.
Buttare il cuore oltre l’ostacolo! Una giornata all’insegna dell’attività sportiva, della forza, del sostegno, dell’integrazione sociale delle diversità di cui ognuno di noi infondo è portatore sano.
Lo sport può essere praticato da tutti, da atleti “normodotati”, con disabilità fisica, sensoriale e intellettiva e sembrerà assurdo per qualcuno, ma questa è una conquista. Nella nostra cultura, spesso il termine disabile è ancora sinonimo di incapace, e la persona non è vista per le sue doti e abilità, ma per l’entità della sua incapacità; sopporta un carico di pregiudizio che è mille volte superiore a quello a cui è esposto con sofferenza ognuno di noi. Per il disabile, che con fatica viene accolto o riesce a farsi accogliere dall’ambito sociale, lo sport è anche un mezzo di integrazione oltre che di crescita personale e come per tutti un momento per riscoprire le proprie capacità e potenzialità; è da qui che può nascere l’accettazione piena della propria persona, trampolino di lancio per una vita che si può realizzare al di là di un handicap, che la gente ogni tanto tende ancora ad esorcizzare, ma che talvolta si rivela la più grande risorsa di un uomo.
L’altro giorno ero nella comunità alloggio dove risiede Paola, la vedo prepararsi e aspettare sulla porta il pulmino che la porterà agli allenamenti e dentro di me provo un senso di vergogna al pensiero di tutto ciò che potrei fare e che non faccio per mancanza di voglia o di coraggio. Dovrebbero esserci più giornate come quella di sabato scorso, una giornata finita con musica, canti e risate come una qualsiasi serata tra amici.