A settembre parte il servizio in Valtellina, in coprogettazione con l’ATS del territorio
Per trent’anni la nostra strada è stata soprattutto una strada urbana: Milano, il suo hinterland, i Comuni della Lombardia. Siamo stati la prima flotta di veicoli attrezzati della città e abbiamo costruito, viaggio dopo viaggio, quella che chiamiamo la cultura del trasporto sociale — l’idea che accompagnare una persona non sia un servizio logistico, ma il presupposto concreto di ogni suo diritto.
Da settembre quella strada sale. A Morbegno, in provincia di Sondrio, avvieremo il nostro primo servizio di trasporto sociale in un contesto montano.
Non è stata una decisione rapida, ed è giusto dirlo. Ci sono voluti due anni di studio, di sopralluoghi, di confronto con chi il territorio lo abita e lo amministra. Perché replicare un modello urbano in montagna non funziona: bisogna ripensarlo.
In città le distanze si misurano in minuti e i servizi sono concentrati. In una valle alpina la geografia detta condizioni diverse. I paesi sono piccoli e distribuiti lungo i versanti, i presidi sanitari possono essere a decine di chilometri, le strade d’inverno cambiano tempi e percorribilità. E soprattutto cambia il profilo dell’isolamento: chi vive in un paese di montagna e non può più guidare non perde solo un mezzo di trasporto, perde l’accesso a tutto — alla visita specialistica, alla farmacia, alla socialità, alla vita del paese in cui è nato.
Progettare un servizio qui significa ricalcolare percorsi, tempi di percorrenza e capacità dei mezzi su una scala completamente diversa.
Una scelta di coprogettazione
Il progetto nasce in coprogettazione con l’ATS del territorio. È un metodo in cui crediamo profondamente: significa costruire il servizio insieme a chi conosce i bisogni della popolazione, invece di calarlo dall’alto. L’ente pubblico porta la lettura del bisogno e la responsabilità del territorio; noi portiamo trent’anni di competenza operativa, mezzi attrezzati, personale formato e una conoscenza dettagliata di cosa serve davvero perché un viaggio funzioni.
Che un territorio con caratteristiche così specifiche abbia scelto di affidarsi a una realtà nata a Milano è per noi motivo di soddisfazione. Ed è una responsabilità che ci assumiamo con impegno e serietà.
Un modello che si allarga
Morbegno non è un episodio isolato: è il terzo capitolo di un percorso di crescita. Prima Milano e la Lombardia, con oltre 60 Comuni serviti e migliaia di persone trasportate ogni anno. Poi Torino, con un servizio a chiamata che conta 250 persone accreditate. Ora la Valtellina.
Ogni volta lo schema è lo stesso: studiare il contesto, adattare il modello, non snaturare il principio. Il principio è che nessuno debba rinunciare a una cura, a un’attività o a un legame perché non ha modo di raggiungerli.
A settembre partiremo. Racconteremo questa storia dai primi viaggi, dalle prime persone accompagnate, dalle prime strade percorse.









