Proseguiamo a raccontarvi della nostra Comunità Alloggio, quale strada migliore per farlo, se non attraverso le parole di chi la vive quotidianamente in prima persona? Di seguito l’intervista a Fabio, Educatore Professionale e Responsabile Comunità Alloggio Alatha.

Lei è coordinatore della Comunità Alloggio di Alatha dal 2008: quali sono gli obbiettivi raggiunti in questi anni?

In questi dieci anni ho cercato di lavorare su più fronti: la crescita professionale degli operatori, la creazione di un ambiente accogliente e, soprattutto, la responsabilizzazione e il protagonismo degli ospiti nelle loro scelte individuali.

Attraverso le riunioni settimanali, coinvolgendoli nelle decisioni riguardo ad arredi e pitture degli spazi e definendo in condivisione i progetti educativi, ci impegniamo incessantemente per instaurare una mentalità proattiva, piuttosto che assistenzialista, nella quale la persona con disabilità risulti protagonista delle proprie scelte, dalle più banali alle più importanti.

In questi 16 anni, alcuni ospiti sono così riusciti ad intraprendere un percorso di vita indipendente, andando a vivere in un appartamento con il supporto di un care giver.

In più, rispetto al 2008, quando la nostra realtà era ancora poco nota, ad oggi sono in molti a conoscerci e ad esser pronti ad aiutarci, soprattutto qui nel quartiere.

Gestire una comunità per persone con disabilità è sicuramente impegnativo e complesso: cosa la spinge a continuare un simile lavoro per tutto questo tempo?

Lavoro nel sociale dal 91, si può quindi dire tranquillamente che questo è il lavoro della mia vita. È un’attività che ho scelto e per la quale continuo a provare grande passione ed entusiasmo, ed ho anche la fortuna di poterlo fare in un ottimo ambiente di lavoro.

Data la sua esperienza nel settore, per soddisfare la mole di richieste e poter rassicurare i genitori, ritiene sufficienti i punti e le novità apportate dalla riforma del 2016 riguardo al problema del “DOPO DI NOI”, ed i fondi stanziati nei tre anni successivi?

La legge 112/2016, comunemente chiamata “Legge sul Dopo di Noi”, è arrivata in seguito a lunghi dibattiti, sia in aula, che con le associazioni che operano nel sociale. Principalmente, nasce per garantire al singolo individuo la possibilità di autodeterminarsi nel proprio percorso di vita, scegliendo come e con chi vivere. Una legge armata di buone intenzioni, ma che all’atto pratico non è ancora riuscita ad essere decisiva. I 180 milioni di euro stanziati nei tre anni 2016-2019 sono un inizio, ma c’è sicuramente ancora parecchia strada da fare.

Cosa le lascia ogni giorno questo lavoro?

Quando si pensa a cosa “ci ha lasciato” un’esperienza, un lavoro o una singola giornata, si sta facendo una sorta di bilancio consuntivo. Io preferisco pensare a quello che farò il giorno dopo, al prossimo progetto, alla prossima idea. Se vogliamo dare una risposta alla domanda, allora direi che mi lascia la voglia di fare qualcosa di più il giorno dopo.